Checklist sicurezza sul lavoro: 25 domande per scoprire se la tua azienda è in regola

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checklist sicurezza sul lavoro

Il DVR è stato fatto. Gli estintori ci sono. Da qualche parte, in una cartella, dovrebbero esserci anche gli attestati dei corsi.

È sufficiente per considerare un’azienda in regola con la sicurezza sul lavoro?

Non necessariamente. Il D.Lgs. 81/2008 non richiede soltanto la presenza di alcuni documenti, ma un sistema di prevenzione coerente con attività, mansioni e rischi reali. Il datore di lavoro deve valutare i rischi, individuare le figure della sicurezza, formare le persone, organizzare le emergenze, controllare attrezzature e ambienti e aggiornare tutto quando l’azienda cambia.

Queste 25 domande permettono di fare una prima verifica. Non sostituiscono un audit professionale, ma aiutano a individuare documenti mancanti, scadenze superate e aspetti che meritano un controllo più approfondito.

DVR e valutazione dei rischi

1. La mia azienda ha un DVR?

Il Documento di valutazione dei rischi è obbligatorio quando è presente almeno un lavoratore, secondo la definizione prevista dal D.Lgs. 81/2008.

La valutazione dei rischi e la redazione del DVR rientrano tra gli obblighi che il datore di lavoro non può delegare. Anche le aziende fino a 10 lavoratori devono avere il documento: possono utilizzare le procedure standardizzate, ma non possono limitarsi a un’autocertificazione.

2. Il DVR descrive l’azienda così com’è oggi?

Il documento deve riportare correttamente: sedi e ambienti, reparti, attività svolte, mansioni, attrezzature, sostanze utilizzate, modalità organizzative, misure di prevenzione già adottate.

Se nel DVR compare un macchinario eliminato da anni, manca il nuovo magazzino o non è prevista una mansione introdotta successivamente, il documento non rappresenta più l’azienda reale.

3. Sono stati valutati tutti i rischi presenti?

La valutazione non deve limitarsi ai rischi più evidenti, come cadute, macchinari e incendio.

A seconda dell’attività, devono essere considerati anche rumore, vibrazioni, movimentazione manuale dei carichi, videoterminali, sostanze chimiche, agenti biologici, lavoro in quota, rischio elettrico, stress lavoro-correlato, gravidanza, lavoro notturno e rischi connessi alle differenze di età, genere e provenienza.

4. Il DVR è stato aggiornato dopo gli ultimi cambiamenti?

La valutazione deve essere riesaminata quando intervengono modifiche significative nel processo produttivo o nell’organizzazione del lavoro, in seguito all’evoluzione tecnica, dopo infortuni significativi o quando la sorveglianza sanitaria ne evidenzia la necessità.

Acquistare una nuova macchina, introdurre un prodotto chimico o cambiare il layout del reparto può richiedere un aggiornamento. La valutazione dei rischi non è un documento da riscrivere automaticamente ogni anno, ma deve essere aggiornata quando cambiano le condizioni sulle quali è stata costruita.

5. Il programma di miglioramento indica interventi, responsabili e tempi?

Il DVR non deve soltanto fotografare ciò che l’azienda ha già fatto. Deve indicare anche quali misure saranno introdotte per migliorare nel tempo i livelli di sicurezza.

Scrivere “formare il personale” o “migliorare la segnaletica” non basta. Un programma efficace dovrebbe chiarire quale intervento è previsto, chi deve realizzarlo ed entro quale data.

6. È stato nominato formalmente l’RSPP?

Ogni azienda deve organizzare il Servizio di prevenzione e protezione e individuare un responsabile.

L’RSPP può essere interno, esterno oppure coincidere con il datore di lavoro nei casi ammessi dalla normativa. L’incarico deve essere formalizzato e la persona scelta deve possedere la formazione e i requisiti richiesti.

La presenza di un consulente che “si occupa della sicurezza” non equivale automaticamente a una corretta nomina dell’RSPP.

7. Il datore di lavoro ha verificato il proprio obbligo formativo?

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha introdotto un corso obbligatorio di almeno 16 ore in modalità e-learning per tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal fatto che ricoprano personalmente il ruolo di RSPP. È previsto anche un aggiornamento quinquennale di almeno 6 ore.

I datori di lavoro tenuti a frequentare il nuovo percorso devono completarlo entro il periodo transitorio previsto dall’Accordo. Per le imprese affidatarie operanti nei cantieri è inoltre previsto un modulo aggiuntivo di 6 ore.

8. Se il datore di lavoro svolge anche il ruolo di RSPP, ha completato la formazione specifica?

Il corso per datore di lavoro e quello necessario per svolgere direttamente i compiti del Servizio di prevenzione e protezione rispondono a due obblighi differenti.

Il datore di lavoro-RSPP deve frequentare, dopo il corso base per datori di lavoro, il modulo comune previsto dall’Accordo e gli eventuali moduli tecnici integrativi collegati al settore. Deve inoltre rispettare l’aggiornamento quinquennale specifico.

9. È presente un RLS oppure è stato individuato l’RLST?

I lavoratori hanno diritto a essere rappresentati sui temi della salute e sicurezza.

L’RLS può essere eletto internamente. Quando non viene individuato, l’azienda deve verificare le modalità per fare riferimento al rappresentante territoriale, l’RLST, secondo quanto previsto dal contratto collettivo e dagli accordi applicabili.

Il datore di lavoro deve consultare il rappresentante nei casi previsti, compresa la valutazione dei rischi.

10. Sono stati individuati gli eventuali preposti?

Il preposto è la persona che sovrintende al lavoro degli altri, dà indicazioni operative e controlla che le attività vengano svolte correttamente.

Non è il titolo scritto sull’organigramma a essere decisivo, ma ciò che la persona fa concretamente. Capireparto, responsabili di turno, capisquadra e coordinatori possono svolgere funzioni da preposto anche se l’azienda non li ha mai chiamati in questo modo.

Gli eventuali preposti devono essere individuati e formati secondo le regole previste dalla normativa.

11. Tutti i lavoratori hanno svolto la formazione generale e specifica?

La formazione iniziale comprende:

  • 4 ore di formazione generale;
  • 4, 8 o 12 ore di formazione specifica, in base al livello di rischio.

La durata complessiva è quindi di 8 ore per il rischio basso, 12 per il rischio medio e 16 per il rischio alto. Il programma deve essere collegato ai rischi effettivamente presenti e alle mansioni svolte.

Un corso generico non può coprire automaticamente qualunque attività.

12. Gli attestati sono validi e gli aggiornamenti rispettano le scadenze?

Per ogni corso devono essere verificati: soggetto formatore, programma, durata, modalità di erogazione, presenza del partecipante, verifica finale, quando prevista, data dell’ultimo aggiornamento.

Conservare gli attestati non basta se i corsi sono scaduti, incompleti o non coerenti con il ruolo ricoperto.

13. I neoassunti vengono formati prima di essere esposti ai rischi?

La formazione non dovrebbe essere rimandata a quando sarà possibile organizzare un gruppo più numeroso.

Il datore di lavoro deve garantire che la persona riceva formazione e istruzioni adeguate in relazione alla mansione e ai rischi. Nel frattempo non può affidarle autonomamente attività per le quali non è ancora preparata.

14. Chi cambia mansione riceve una formazione adeguata al nuovo lavoro?

Un attestato acquisito anni prima non rende una persona formata per ogni possibile incarico.

Il passaggio dall’ufficio alla produzione, l’utilizzo di un’attrezzatura diversa o l’assegnazione a un nuovo reparto richiedono una verifica della formazione già posseduta e delle eventuali integrazioni necessarie.

15. Quando serve un addestramento pratico, viene svolto e documentato?

Formazione e addestramento non sono sinonimi.

Per alcune attività non basta spiegare una procedura o mostrare delle slide. È necessario far provare concretamente al lavoratore l’uso corretto di attrezzature, macchine, sostanze, DPI o procedure operative.

L’addestramento deve essere effettuato da una persona esperta, sul luogo di lavoro e, nei casi previsti, registrato in un apposito documento.

16. Gli addetti antincendio sono stati nominati e formati?

L’azienda deve individuare un numero adeguato di addetti, considerando dimensioni, turni, ferie, assenze e lavoro fuori sede.

Il corso deve corrispondere al livello dell’attività — 1, 2 o 3 — individuato secondo il D.M. 2 settembre 2021. La formazione comprende una parte pratica e deve essere aggiornata ogni cinque anni.

17. Gli addetti al primo soccorso garantiscono una copertura effettiva?

Avere un solo addetto può essere insufficiente se quella persona è spesso assente, lavora su un unico turno oppure svolge attività fuori sede.

Il numero degli incaricati deve assicurare la presenza di personale formato durante l’attività lavorativa. Anche la formazione di primo soccorso richiede aggiornamenti periodici, con una parte pratica.

18. Il piano di emergenza e le procedure di evacuazione sono adeguati?

Il piano di emergenza scritto è obbligatorio nei casi individuati dalla normativa antincendio. Anche quando non è richiesto nella sua forma completa, l’azienda deve comunque organizzare la gestione delle emergenze.

Le persone devono sapere: come dare l’allarme, chi chiamare, quali vie di esodo utilizzare, dove si trova il punto di raccolta, come assistere persone con esigenze specifiche, chi deve interrompere impianti o lavorazioni.

Una planimetria appesa al muro serve poco se nessuno conosce la procedura.

19. Estintori, uscite e presidi di primo soccorso vengono controllati?

Occorre verificare regolarmente: accessibilità e manutenzione degli estintori, funzionamento dell’illuminazione di emergenza, apertura e fruibilità delle uscite, visibilità della segnaletica, contenuto e scadenze della cassetta di primo soccorso, accessibilità degli eventuali DAE, assenza di materiali lungo le vie di esodo.

Un’uscita di emergenza correttamente segnalata ma bloccata da alcuni scatoloni rimane inutilizzabile.

20. È stata valutata la necessità di nominare il medico competente?

La nomina non dipende dal numero dei lavoratori, ma dai rischi presenti e dai casi nei quali la legge prevede la sorveglianza sanitaria.

Videoterminali, rumore, vibrazioni, movimentazione dei carichi, sostanze pericolose, lavoro notturno e altre esposizioni possono rendere necessarie le visite mediche.

Quando la sorveglianza sanitaria è obbligatoria, il lavoratore non deve essere adibito alla mansione senza il prescritto giudizio di idoneità.

21. Macchine e attrezzature sono sicure, mantenute e controllate?

La presenza della marcatura CE non esaurisce gli obblighi dell’azienda.

Occorre verificare che le attrezzature: siano adatte al lavoro svolto, abbiano protezioni funzionanti, vengano utilizzate secondo le istruzioni, siano sottoposte a manutenzione, ricevano le verifiche periodiche previste, non siano state modificate in modo improprio.

Anche scale, scaffalature, utensili portatili e carrelli devono essere inseriti nel sistema dei controlli.

22. I DPI sono stati scelti in base ai rischi e vengono realmente utilizzati?

Guanti, calzature, occhiali, imbracature e protezioni respiratorie non sono intercambiabili.

Il datore di lavoro deve scegliere DPI adeguati al rischio, consegnarli, mantenerli efficienti, sostituirli quando necessario e formare i lavoratori sul loro impiego. Per i DPI di terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito è richiesto anche uno specifico addestramento.

Il modulo di consegna firmato non dimostra, da solo, che il dispositivo sia adatto o venga utilizzato correttamente.

23. Impianti, ambienti e postazioni vengono controllati periodicamente?

La verifica deve comprendere, in funzione dell’attività: impianto elettrico, messa a terra, eventuale protezione contro le scariche atmosferiche, climatizzazione e ricambio dell’aria, illuminazione, pavimenti e passaggi, scaffalature, servizi igienici, postazioni al videoterminale, ordine e pulizia.

Molti infortuni nascono da problemi apparentemente minori: un cavo in una zona di passaggio, una scaffalatura sovraccarica, un pavimento scivoloso o una postazione organizzata male.

24. I rischi introdotti da fornitori e imprese esterne vengono gestiti?

Quando entrano in azienda manutentori, installatori, imprese di pulizia o altri appaltatori, il datore di lavoro deve verificare l’idoneità tecnico-professionale dei soggetti coinvolti e fornire informazioni sui rischi presenti.

Se le attività possono interferire tra loro, deve inoltre valutare la necessità del DUVRI e coordinare le misure di prevenzione.

Affidare il lavoro a un’impresa esterna non significa affidarle anche la responsabilità di tutto ciò che accade negli spazi aziendali.

25. Infortuni, incidenti mancati e segnalazioni producono azioni concrete?

La gestione non dovrebbe iniziare e finire con la denuncia dell’infortunio.

Ogni incidente, quasi incidente o situazione pericolosa può rivelare una criticità organizzativa. L’azienda dovrebbe analizzare che cosa è accaduto, individuare le cause e decidere se aggiornare procedure, formazione, attrezzature o DVR.

Per gli infortuni con prognosi superiore a tre giorni, escluso quello dell’evento, il datore di lavoro deve trasmettere la denuncia all’INAIL entro due giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico. Sono inoltre previsti obblighi di comunicazione per gli eventi con almeno un giorno di assenza, escluso quello dell’infortunio.

Quante volte hai risposto “no” o “non so”?

Il risultato non attribuisce automaticamente all’azienda un livello di conformità legale. Alcuni obblighi dipendono dal settore, dalle mansioni e dai rischi presenti. Una sola risposta negativa può inoltre riguardare un aspetto molto più importante di altre dieci risposte positive.

La checklist può però offrire una prima indicazione:

  • Nessun “no”: il sistema appare organizzato, ma va verificata la qualità effettiva di documenti, formazione e controlli.
  • Da 1 a 3 “no”: esistono aspetti da approfondire e correggere.
  • Da 4 a 7 “no”: è opportuno programmare una verifica complessiva della gestione della sicurezza.
  • Più di 7 “no”: documenti e procedure potrebbero non essere coordinati oppure potrebbero mancare alcuni adempimenti fondamentali.
  • Molti “non so”: l’azienda potrebbe avere documenti e incarichi, ma non un controllo chiaro delle responsabilità e delle scadenze.

La domanda decisiva, in fondo, non è soltanto “abbiamo tutti i documenti?” La domanda decisiva è:  i documenti descrivono quello che accade davvero e le misure previste vengono applicate ogni giorno?

Softer Sicurezza affianca le imprese nella verifica degli adempimenti, nell’aggiornamento del DVR e nella pianificazione della formazione obbligatoria. Contattaci per controllare la situazione della tua azienda e trasformare le risposte dubbie della checklist in interventi concreti.

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