Quando si parla di sicurezza sul lavoro, il rischio è pensare subito a una lista di obblighi, scadenze e documenti da aggiornare. In realtà, la formazione è uno degli strumenti più efficaci per ridurre gli infortuni, prevenire le sanzioni e creare un ambiente di lavoro più sicuro e organizzato. Un altro equivoco nel quale si può cadere è quello di pensare che la sicurezza sia solo un “affare” dei cantieri. La sicurezza, potenzialmente, riguarda tutti e tutte le tipologie di azienda e diffondere una cultura aziendale è importanti in tutti gli ambiti e a tutti i livelli.
Ogni azienda ha esigenze diverse, questo è vero, ma ci sono alcuni corsi che rappresentano la base della formazione prevista dalla normativa e che, nella maggior parte dei casi, sono indispensabili per essere in regola.
Ecco i cinque percorsi che ogni impresa dovrebbe conoscere e portare a termine.
1. Formazione generica dei lavoratori: il punto di partenza della sicurezza
È il primo corso che viene in mente quando si parla di sicurezza sul lavoro, ed è anche quello che coinvolge il maggior numero di persone all’interno dell’azienda.
Il D.Lgs. 81/2008 prevede che ogni lavoratore riceva una formazione adeguata ai rischi presenti nella propria attività.
La durata varia in base alla classificazione del rischio aziendale:
- rischio basso
- rischio medio
- rischio alto
L’obiettivo non è solo spiegare cosa dice la legge, ma fornire ai lavoratori gli strumenti per riconoscere i rischi, adottare comportamenti corretti e contribuire alla prevenzione degli infortuni.
È il primo obbligo formativo previsto dal D.Lgs. 81/2008. L’articolo 37 stabilisce infatti che ogni lavoratore debba ricevere una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con durata e contenuti definiti dal nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
Il percorso è composto da una formazione generale di 4 ore, comune a tutti i lavoratori, e da una formazione specifica che varia in base al livello di rischio dell’azienda: 4 ore per il rischio basso, 8 ore per il rischio medio e 12 ore per il rischio alto, per un totale rispettivamente di 8, 12 o 16 ore. L’aggiornamento è previsto ogni cinque anni e ha una durata minima di 6 ore.
Durante il corso vengono affrontati temi fondamentali per lavorare in sicurezza, tra cui: concetti di rischio e prevenzione, organizzazione della sicurezza aziendale, diritti e doveri dei lavoratori, procedure di emergenza e rischi specifici legati all’attività svolta, come quelli meccanici, elettrici, chimici, biologici o derivanti dall’utilizzo di attrezzature e dispositivi di protezione individuale.
L’obiettivo non è soltanto rispettare un obbligo di legge, ma fornire ai lavoratori gli strumenti per riconoscere i rischi, adottare comportamenti corretti e contribuire attivamente alla prevenzione degli infortuni.
2. Formazione delle figure della sicurezza: chi coordina deve conoscere le responsabilità
La sicurezza non dipende soltanto dai lavoratori.
All’interno dell’organizzazione esistono figure che hanno responsabilità specifiche e che, proprio per questo, devono seguire percorsi formativi dedicati.
Tra queste rientrano:
- datore di lavoro
- RSPP Datore di Lavoro
- dirigenti
- preposti
- RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).
Negli ultimi anni questo ambito ha assunto un’importanza ancora maggiore. Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025 ha infatti introdotto anche uno specifico obbligo formativo per il datore di lavoro, rafforzando il principio secondo cui la prevenzione parte da chi organizza il lavoro.
La gestione della salute e sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto i lavoratori. Il D.Lgs. 81/2008 prevede infatti percorsi formativi dedicati anche alle figure che, a vario titolo, organizzano, coordinano o rappresentano la sicurezza all’interno dell’azienda. Tra queste rientrano il datore di lavoro, il Datore di Lavoro che svolge direttamente i compiti di RSPP (DL SPP), i dirigenti, i preposti e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).
La durata e i contenuti dei corsi variano in funzione del ruolo ricoperto. Ad esempio:
- Datore di lavoro: 16 ore (più un modulo aggiuntivo di 6 ore per le imprese affidatarie nei cantieri), con approfondimenti su organizzazione della prevenzione, valutazione dei rischi, responsabilità civili e penali e gestione della sicurezza aziendale.
- Datore di Lavoro RSPP: durata variabile in base al livello di rischio dell’azienda (16, 32 o 48 ore), con moduli dedicati all’individuazione dei rischi, alle misure di prevenzione e protezione e alla gestione del Servizio di Prevenzione e Protezione.
- Dirigenti: 12 ore, dedicate all’organizzazione della sicurezza, alla gestione dei processi aziendali, alla valutazione dei rischi e alle responsabilità del ruolo.
- Preposti: 12 ore, focalizzate sulle attività di vigilanza, sul controllo operativo, sulla gestione dei comportamenti dei lavoratori e sull’individuazione delle situazioni di rischio.
- RLS: 32 ore iniziali, dedicate alla normativa, ai rischi presenti in azienda, alle tecniche di prevenzione, ai diritti di consultazione e alla collaborazione con datore di lavoro e servizio di prevenzione.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha rafforzato ulteriormente questo sistema introducendo, per la prima volta, un percorso formativo obbligatorio per tutti i datori di lavoro e ridefinendo durata e contenuti di molti corsi già esistenti. L’obiettivo è chiaro: sviluppare competenze adeguate in chi prende decisioni, coordina le attività e contribuisce ogni giorno a costruire una reale cultura della prevenzione.
Fonti: art. 37 e art. 47 del D.Lgs. 81/2008; Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 (Rep. Atti n. 59/CSR).
3. Formazione antincendio: essere pronti quando conta davvero
Un principio di incendio può trasformarsi in pochi minuti in un’emergenza.
Per questo motivo la normativa prevede che le aziende designino gli addetti antincendio e li formino in funzione del livello di rischio dell’attività.
I percorsi si articolano nei diversi livelli previsti dalla normativa:
- Livello 1
- Livello 2
- Livello 3
La formazione comprende sia una parte teorica sia esercitazioni pratiche, fondamentali per imparare a utilizzare gli estintori e gestire le prime fasi di un’emergenza.
3. Formazione antincendio: sapere come intervenire nei primi minuti può fare la differenza
Un principio di incendio può trasformarsi in pochi minuti in un’emergenza. Per questo il D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro designi uno o più addetti antincendio, adeguatamente formati in base al livello di rischio presente in azienda. Oggi i percorsi sono disciplinati dal D.M. 2 settembre 2021, che ha sostituito il precedente sistema di classificazione “rischio basso, medio e alto” introducendo i Livelli 1, 2 e 3, definiti in funzione della complessità dell’attività e delle misure di prevenzione necessarie.
La durata del corso varia in base al livello di formazione richiesto:
- Livello 1: 4 ore, rivolto alle attività con un rischio di incendio più contenuto;
- Livello 2: 8 ore, per la maggior parte delle aziende con un livello di complessità intermedio;
- Livello 3: 16 ore, destinato alle attività con rischi elevati o soggette a particolari obblighi di prevenzione incendi.
La formazione alterna lezioni teoriche e prove pratiche e affronta argomenti come la combustione e le cause di incendio, le misure di prevenzione, il piano di emergenza, le procedure di evacuazione, la chiamata dei soccorsi e l’utilizzo corretto degli estintori e delle altre attrezzature antincendio. L’obiettivo è mettere gli addetti nelle condizioni di gestire in sicurezza le prime fasi di un’emergenza, limitando i rischi per le persone e per l’azienda.
Fonti: artt. 18, 43, 46 e 37 del D.Lgs. 81/2008; D.M. 2 settembre 2021 “Criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio ed in emergenza e caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio”.
4. Formazione di primo soccorso: intervenire nei primi minuti può fare la differenza
In caso di malore o incidente sul lavoro, i primi minuti sono spesso determinanti.
Per questo ogni azienda deve individuare e formare gli addetti al primo soccorso.
I corsi cambiano in funzione della classificazione aziendale:
- Gruppo A
- Gruppi B e C
Durante la formazione vengono affrontati aspetti pratici come la gestione delle emergenze sanitarie, le procedure di allerta del sistema di soccorso e gli interventi di primo intervento in attesa dei sanitari.
Un malore improvviso, un infortunio o un incidente possono verificarsi in qualsiasi ambiente di lavoro. In queste situazioni, i primi minuti sono spesso decisivi per limitare le conseguenze in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Per questo motivo il D.Lgs. 81/2008 prevede che ogni azienda designi uno o più addetti al primo soccorso e ne garantisca una formazione specifica, disciplinata dal D.M. 388/2003.
La durata del corso dipende dalla classificazione dell’azienda, che tiene conto della tipologia di attività svolta, del numero di lavoratori e dell’indice di rischio INAIL:
- Gruppo A: aziende o unità produttive con attività a rischio elevato (ad esempio industrie soggette all’obbligo di notifica, centrali termoelettriche, aziende estrattive, aziende con oltre cinque lavoratori appartenenti a gruppi tariffari INAIL ad alto indice infortunistico). Il corso ha una durata di 16 ore.
- Gruppi B e C: comprendono la maggior parte delle imprese. Il Gruppo B riguarda aziende con tre o più lavoratori che non rientrano nel Gruppo A, mentre il Gruppo C comprende aziende con meno di tre lavoratori, sempre escluse quelle del Gruppo A. In entrambi i casi il corso dura 12 ore.
Durante la formazione vengono affrontati aspetti sia teorici che pratici: riconoscimento delle principali emergenze sanitarie, attivazione del sistema di emergenza 118, tecniche di primo intervento, gestione di emorragie, traumi, ustioni, perdita di coscienza e altre situazioni che possono verificarsi sul luogo di lavoro. Gli addetti imparano inoltre a collaborare efficacemente con il personale sanitario fino al suo arrivo.
Fonti: artt. 18, 37 e 45 del D.Lgs. 81/2008; D.M. 15 luglio 2003, n. 388, “Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale”.
5. Formazione privacy (GDPR): proteggere i dati significa proteggere anche l’azienda
Ogni giorno le aziende trattano dati personali di clienti, dipendenti, fornitori e collaboratori. Un errore nella loro gestione può comportare violazioni della privacy, sanzioni economiche e danni reputazionali. Per questo il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) richiede che le persone autorizzate al trattamento dei dati ricevano istruzioni e una formazione adeguata alle mansioni svolte.
Sebbene il GDPR non stabilisca un numero minimo di ore o un programma obbligatorio, la formazione rappresenta uno degli strumenti principali per dimostrare che l’azienda ha adottato misure organizzative adeguate a garantire la corretta gestione dei dati personali.
Durante il corso vengono affrontati temi quali:
- principi del GDPR, ruoli e responsabilità, trattamento corretto dei dati personali, gestione delle credenziali di accesso, utilizzo sicuro di e-mail e dispositivi aziendali, riconoscimento dei tentativi di phishing, data breach e comportamenti da adottare per prevenire violazioni della privacy.
Una formazione periodica consente di ridurre il rischio di errori umani, che rappresentano ancora oggi una delle principali cause delle violazioni dei dati personali, e contribuisce a diffondere una maggiore cultura della sicurezza informatica e della protezione delle informazioni.
Fonti: Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), in particolare artt. 5, 24, 29, 32 e 39; Linee guida del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB) e provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali.
La formazione non è un costo, ma un investimento
Molte aziende si avvicinano ai corsi di sicurezza per adempiere a un obbligo di legge. È comprensibile, ma limitarsi a questo significa perdere una parte importante del loro valore.
Una formazione ben organizzata permette infatti di:
- aumentare la consapevolezza dei lavoratori
- ridurre il rischio di infortuni
- diminuire la probabilità di sanzioni durante un controllo
- migliorare l’organizzazione aziendale
- diffondere una cultura della prevenzione condivisa.
In altre parole, investire nella formazione significa investire nella continuità dell’attività e nella tutela delle persone.
Come capire quali corsi servono davvero alla tua azienda
Non tutte le imprese devono svolgere gli stessi percorsi. Gli obblighi dipendono da diversi fattori, tra cui il settore di attività, il livello di rischio, il numero di lavoratori e le mansioni svolte.
Per questo motivo è importante effettuare una verifica preventiva degli adempimenti, così da pianificare la formazione necessaria senza inutili duplicazioni o, al contrario, senza lasciare scoperti obblighi previsti dalla normativa.
Softer Sicurezza ti aiuta a costruire un piano formativo su misura
Dalla formazione dei lavoratori ai corsi per datore di lavoro, dirigenti, preposti, RLS, antincendio, primo soccorso e attrezzature, Softer Sicurezza affianca le aziende nella pianificazione di tutti gli obblighi formativi previsti dalla normativa.
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Fonti
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 – Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.
- Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
- Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 – Criteri per la gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.
- D.M. 388/2003 – Regolamento sul primo soccorso aziendale.
- Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 (e successive modifiche confluite nell’Accordo 2025) relativo all’abilitazione degli operatori addetti all’uso di specifiche attrezzature di lavoro.